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diritto penale

studio legale avvocato difensore tributario reato evasione fiscale

La prescrizione in esame prevede, altresì, che nel caso in cui il credito tributario o contributivo sia sostenuto da privilegio, le scadenze della richiesta, inerenti la percentuale di soddisfazione, i termini di versamento e le garanzie che sostengono la volontà satisfattiva, non possono essere minori di quelli concessi ai creditori che possiedano un privilegio inferiore o che abbiano una ruolo giuridico ed interessi finanziari simili a quelli delle agenzie e degli istituti della previdenza sociale.

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Nel caso in cui, poi, il credito abbia carattere chirografario lo Stato e gli istituti di previdenza sociale non possono essere sottoposti ad un trattamento differente rispetto a quello concesso ad altri creditori chirografari o deteriore, nel caso in cui si proceda con una distinzione in classi, rispetto a quello attribuito ai creditori per i quali sia prescritto un trattamento più vantaggioso.

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Per fare in modo che il procedimento fiscale abbia efficace è utile riferirsi ad una precisa operazione presentata dalla prescrizione in questione: soprattutto, copia della richiesta e relativi documenti devono essere inoltrati al tribunale e contemporaneamente depositate presso il concessionario di competenza del servizio nazionale della riscossione ed all’ente competente in merito all’ultima residenza fiscale del debitore, insieme alle documentazioni e alle dichiarazioni fiscali da cui non vengano evidenziati i controlli a livello automatico, e ai connessi documenti aggiuntivi che riguardano il periodo fino alla data di inoltro della richiesta, in maniera tale che gli uffici e il concessionario possano stabilire il debito fiscale.

Sia il concessionario che l’ufficio locale nell’arco di trenta giorni dall’inoltro della richiesta devono, contemporaneamente, trasmettere al debitore un certificato che attesti l’importo del debito iscritto a ruolo, scaduto o sospeso, e la notifica di tutti gli avvisi di irregolarità appurati, e la documentazione che attesti l’entità del debito conseguente da azioni di accertamento, anche se non a livello definitivo, per la parte non iscritta a ruolo, come anche i ruoli verificati, ma non ancora dati al concessionario.

Con l’apertura del procedimento di accordo preventivo, in base all’art. 163 della legge fallimentare, la copia delle notifiche di irregolarità e dei documenti menzionati sopra devono obbligatoriamente essere inoltrati al commissario giudiziario allo scopo di eseguire accertamenti nel registro dei creditori e dei debitori e per esaminare la situazione patrimoniale del debitore, come anche le ragioni del dissesto, il comportamento del debitore e, per ciò che qui è rilevante, la richiesta di accordo e le garanzie concesse ai creditori.

L’accettazione o la revoca della richiesta, in maniera limitata ai tributi non iscritti a ruolo o non ancora versati al concessionario del servizio nazionale della riscossione al momento della presentazione della richiesta, ottengono approvazione con atto del direttore dell’ufficio, su giudizio positivo della direzione regionale pertinente, ed espressi alla presenza dei creditori di cui all’art. 174 della legge fallimentare attraverso voto negativo o positivo; per quel che riguarda i tributi iscritti a ruolo e già dati al concessionario del servizio nazionale della riscossione al momento dell’inoltro della richiesta, il diritto-dovere di pronunciare il voto alla presenza dei creditori compete al concessionario, in merito alle valutazioni rilasciate dal direttore dell’ufficio pertinente, con preventivo giudizio valido da parte della direzione regionale.

Approvata con provvedimento del Tribunale la richiesta di accordo, in merito all’art. 180 della legge fallimentare, il connesso procedimento viene concluso e con il medesimo, in base al c. 5 dell’art. 182-ter, si estinguono le contese che riguardano le questioni relative ai tributi accolti nel procedimento di transazione.

Siffatto istituto viene ad attivarsi inoltre nell’settore delle procedure prodromiche alla stipula di intese di riordino dei debiti, di cui all’art. 182-bis della legge fallimentare, la cui approvazione può essere domandata dall’industriale in condizioni di crisi, con il deposito dei documenti di cui all’art. 161 del regio decreto n. 267 del 1942, riguardante, tra l’altro, una descrizione aggiornata sulla condizione del patrimonio, economico e finanziario dell’azienda.

Pure in siffatta circostanza la richiesta di transazione deve essere presentata al concessionario del servizio nazionale della riscossione ed all’ufficio pertinente tenendo conto dell’ultima residenza fiscale del debitore.

 

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Avvocato Penalista | Consulenza Assistenza Legale Diritto Penale

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Dove sta la lesione alla libertà mentale ed etica degli agenti?

Dove la nocività del pronunciato?

L’accusa di intimidazione insieme a quella di oltraggio Nella grande maggioranza dei casi l’accusato di intimidazione viene accusato allo stesso tempo anche per oltraggio; si veda accuratamente quale evento specifico accade in tal caso, in numerosi casi: dinanzi a uno diverbio con la “parte lesa”, l’accusato si crede aver rovesciato su questa un insieme di eccessi verbali di vario tipo nella cognizione di lederne i beni protetti dall’ordinamento, ossia, la stima e la dignità nonché la libertà etica e mentale.

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Come già ho affermato in materia di oltraggio, se vi é vicinanza fisica tra i rivali, dinanzi a un precedente stato di nervosismo che prosegue ancora in quella fase, é complicato credere che quello che dirompe senza limiti da una bocca sia così placidamente unito a una certa coscienza che perfino arrivi a discernere con evidenza i beni giuridici che vuole ledere.

In questi episodi é la colpevolezza il fattore individuale più ammissibile, teoria ancor più razionale se la “parte lesa”, pur potendo usare un comodus discessus, sceglie, per intenzione o carente abilità di selfcontrol, acconsentire al diverbio e parteciparvi energicamente.

E’ ovvio che in un tale contesto, un soggetto comune non riesca, con colpa, a bloccare le proprie inibizioni! L’evento é da considerarsi unico e i termini, offensivi e intimidatori, devono essere rapportate ad un solo fattore individuale, sempre che l’“abusante” non sia pazzo. E’ dunque ragionevolmente sbagliata, l’abusatissima accusa disgiunta quale: incolpato del reato:

A) presunto e sanzionato dall’art. 594 c.p., per aver leso la stima ed il contegno di parte lesa, esprimendo tali frasi: “...”;

B) presunto e sanzionato dall’art. 612 c.p., per aver ricattato parte lesa affermando: “...”, poiché non vi é razionalità nel farlo, é un frazionamento del’evento, totalmente scorretto e senza una sensatezza di supporto.

Sarà teoricamente corretta una sola accusa, che includa l’infrazione dei due articoli susseguita dal pronunciato, ma, ad ogni modo, resterà ragionevolmente fragile. Sarebbe secondo me, prassi idonea, identificare il solo reato casomai eseguito, includendo quale bene tutelato l’accusato voleva verosimilmente infrangere o poteva essere cosciente di infrangere e, conseguentemente, supporre l’accusa.

Nei casi di verifica di oltraggio e intimidazione, é ragionevolmente accettabile l’inesistenza dell’intimidazione che, casomai, compiutasi insieme alle offese, tale poteva essere considerata, appartenendo essa all’unicum pronunciato, sempre che l’“aggressore” non avesse emesso (quasi cadenzato) vocabolo per vocabolo dopo averle scelte prima o perdendo tempo per valutarle nel corso del diverbio, le frasi da dire alla parte lesa, in modo da poter, in questo caso, razionalmente evincere che lo stesso fosse cosciente del valore di rilevanza giuridica di quanto stesse dicendo, ledendo i beni giuridici protetti (chiaro caso di insegnamento).

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